Le inquadrature fotografiche

Quando si ritraggono delle persone si sceglie una prospettiva e delle inquadrature fotografiche in funzione del risultato che si desidera. Esiste infatti una psicologia nel taglio dell’inquadratura e un messaggio che percepiamo in modo abbastanza chiaro anche se inconscio.

Le Inquadrature Fotografiche

La esperienza quotidiana ci ha porta ad affrontare quotidianamente, dalla nostra nascita, le persone che ci circondano. Cominciando dai nostri genitori, gli amici, gli insegnati, e via via fino al presente. Queste esperienze sono in grado nelle inquadrature fotografiche di compiere un gran lavoro di comunicazione fornendoci parte del costrutto dell’immagine che guardiamo.

L’iter dello sguardo?

In linea di massima abbiamo tre tipi di punti di osservazione durante questo tempo.

Da piccoli siamo in una condizione per la quale guardare il volto dei nostri interlocutori richiede di alzare lo sguardo.

Crescendo e con gli amici, ci troveremo ad avere un comportamento diverso, gli occhi di chi ci circonda sono all’incirca all’altezza dei nostri.

Poi nel confronto delle nuove generazioni, una volta diventati genitori o zii e zie o nonni, avremo uno sguardo rivolto verso il basso, sempre dovuto alla diversa altezza dei nostri interlocutori.

Ma cosa conta per la fotografia?

A livello pratico si passa ad avere approcci comunicativi diversi e diversi metodi per affrontarli. Sfrutterò una serie di immagini note del mondo del cinema per illustrare meglio i contenuti descrittivi, d’altra parte un’immagine vale migliaia di parole!

Una sola persona in “scena”

Nell’ambito del ritratto, ovvero di una sola persona in scena, si possono scegliere quattro modi di operare.
Nella semplificazione più evidente, la comunicazione fotografica nel ritratto da altissima rilevanza agli occhi, quindi si avrà un confronto generale a seconda dell’altezza dello sguardo.

1. Lo sguardo dall’alto

Inquadrature fotografiche il silenzio degli innocenti il punto di vista del carneficeCon questa prospettiva implicitamente ricopriamo alcuni ruoli, benevoli o malevoli, ma generalmente saremo noi ad avere una sensazione di controllo su ciò che accade nella scena.

Potremmo definirlo uno sguardo di direttore di scena, abbiamo un’autorità, un ruolo “agente” o quanto meno di partecipazione.

Questa immagine, tratta da “Il Silenzio degli Innocenti“, presenta la vittima, prigioniera in un pozzo nella casa del serial killer, vista di prima persona da… noi, o dal serial killer?

In questo caso, impersoniamo il ruolo cattivo, che dall’alto osserva impassibile, compiacendosi del suo operato, gongolante per il suo potere. Impersoniamo un ruolo difficile, scomodo, di chi non interviene, anche se siamo portati nella generalità dei casi ad intervenire in modo benevolo.

Si pensi semplicemente al fatto che in tribunale lo scranno del giudice, l’autorità, è più alto degli altri posti a sedere… Il ruolo della persona che comanda e domina si erge sugli altri.

Le Inquadrature in FotografiaOvviamente in contrapposizione a uno sguardo dall’alto di tipo “cattivo”, non dimentichiamo la classica foto del nostro amato bimbo, cane, gatto, ripreso ai nostri piedi mentre in mano teniamo un succulento premio.

Siamo sempre in un posizione di dominanza, ma in questo caso esercitiamo un ruolo benevolo, siamo quasi noi ad essere ai loro piedi, a pendere dai loro occhi.

L’espressione del nostro soggetto è lo specchio del nostro ruolo.

2. Uno sguardo dal basso

La letteratura del punto di vista è molto varia. Ma cosa comporta essere noi più bassi della scena che guardiamo?
Nelle fotografie architettoniche ci abbiamo fatto il callo, siamo sempre abituati alla prospettiva della formica. Ma nel mondo del ritratto la questione è diversa?

inquadrature fotografiche, nei panni dei piccoliSiamo piccoli nello scatto quanto deve servire per costruire una scena.

Quindi se guardando dall’alto siamo grandi, padroni della scena, ora saremo cuccioli, bimbi, stregati da ciò che ci circonda; in balia di adulti, donne di fascino, uomini con autorità, personaggi crudeli.

Nell’immagine de Il Silenzio degli Innocenti, siamo nei panni della vittima, prigioniera nel pozzo, ed il suo carnefice la sfama calando un secchio dall’alto.

Possiamo essere coinvolti nei ruoli e nelle emozioni stando in diverse situazioni.

3. Circa alti uguali

inquadratura fotografica vista dal bassoNel caso di emozioni non così forti, ma di normali ritratti, gli scatti a modelle, donne e ragazze solitamente, se includono il corpo, sono effettuate da un punto di vista inferiore al piano visivo, spesso all’altezza delle spalle o di poco inferiore.

Il motivo è semplice, il soggetto (la modella) spesso viene elevata e quindi vista come se fosse su un piedistallo.

Decisamente un retaggio dell’arte scultorea classica, le statue stanno su piedistalli.

Questo aiuta a dare un senso di slancio al soggetto, senza per questo portare lo spettatore ad un punto di vista di “inferiorità” o di dipendenza

 

4. Uno sguardo diretto

Qui la postura è determinante. Siamo abituati a leggere anche inconsciamente il volto dei nostri interlocutori. La mimica facciale, la postura, lo sguardo sono la chiave di volta della comunicazione non verbale.

L’effetto  che ci da lo sguardo allo stesso livello è molto ricco. Ad esempio uno sguardo di sottecchi o comunque con il capo piegato in avanti è carico di presunzione e determinazione.
Questo atteggiamento sottintende un principio di sfida, in cui l’autorità ci fa sentire il suo “peso”.

Di seguito includo due immagini, che sono abbastanza loquaci ed in grado di rappresentare chiaramente il concetto.

inquadrature fotografiche

In entrambe i casi, lo sguardo serio determina una comunicazione. Il capo, leggermente piegato in avanti anche se alla nostra stessa altezza dimostra una forte determinazione quasi una forma di aggressività. (In entrambe le immagini c’è un sorriso, un una delle due è latente ma percettibile).

 

Il Confronto

Quando nella scena ci sono due o più persone si ha un confronto e quindi si possono rappresentare diverse emozioni date dalla postura e dalle reciproche relazioni che si impostano nelle inquadrature fotografiche. Ciò non di meno la struttura del linguaggio del corpo e le altezze sono determinanti per una comunicazione chiara e precisa.

Dal basso verso l’Alto.

le inquadrature fotografiche, siamo piccoli quando ci guardano dall'altoLegato alla nostra infanzia, in cui la dimensione degli interlocutori adulti, genitori o insegnanti era tale da essere dominante su di noi.

Ci troviamo ad essere spettatori di qualcosa di più grande di noi.

Il fatto che ci siano più persone alte a guardarci non può non incrementare l’incertezza di quello che accadrà.
Siamo piccoli ed è incerto quello che che sta per succederci. Siamo soli difronte ad un branco. In questo caso il titolo Le Iene cade a fagiolo!

Alle “spalle” di un punto di vista basso

Inquadrature fotografiche stare alle spalle con una prospettiva verso l'altoEcco una situazione strana e accattivante.
Si vede soprattutto nel cinema, ma anche in fotografia ha il suo fascino.
É qualcosa che trascende il normale vedere, diventa quasi una visuale soggettiva, siamo proiettati in avanti.

Capiamo che esiste un soggetto fra noi e la scena che vediamo ma ci sentiamo colpiti in prima persona.

Stare alle spalle di qualcuno in un’immagine che di per se guarda in alto, ci rende partecipi della sua situazione, del suo intento, delle sue difficoltà anche se non lo vediamo.

 

Una scena d’equilibrio, una forte tensione

Se non siamo in una situazione di inferiorità potremmo allora essere solo spettatori di una scena dallo stesso piano di vista con cui guardiamo la vita quotidiana.
Ma la vita quotidiana non coinvolge molto gli spettatori, che già vivono la loro quotidianità. Quindi la scena deve essere evidenziata dal nostro obbiettivo come fotografi o registi per non cadere nel banale.


inquadrature fotografiche gestire l'equilibrio per creare una tensione
Sembra una scena ferma, ma guardiamo cosa succede. Due persone si puntano l’arma in faccia a vicenda.

Parrebbe e potrebbe essere una situazione di stallo. Quindi? Per ovviare a questa possibilità perché non alimentare la tensione creando degli equilibri precari

Ecco alcuni elementi che determinano il pathos di questa inquadratura:

  1. il soggetto in piedi è leggermente proteso sul soggetto a terra, l’inclinazione ci fa percepire la gravità che opera il soggetto sull’altro interprete
  2. il soggetto in equilibrio tiene l’arma con una mano, sicuro e certo dell’esito dato dalla posizione di forza
  3. l’uomo a terra è proteso verso l’arma dell’avversario, come ad affrontare con coraggio e rassegnazione il suo destino.
  4. la posa curva dell’uomo a terrà fa sentire la tensione della muscolatura, lo sforzo, non è rassegnato e vittima degli eventi
  5. regge l’arma con due mani, è determinato a opporsi, ucciderà se costretto, si oppone la suo stato di quasi sudditanza
  6. i contendenti sono uno sull’atro e il baricentro della scena sta nell’incrocio delle pistole, come un duello all’arma bianca

Uno sguardo dall’alto

inquadratura fotografica, quando guardiamo una scena da un punto di vista altoUn altro caso si configura quando il nostro punto di vista è superiore ai soggetti ripresi e a volte questi stessi risultano spettatori di una scena a loro volta.

In questo caso, più che nell’ipotesi d un singolo soggetto ritratto, qui siamo prevalentemente spettatori, e occasionalmente valutiamo il tutto da distante.

In questa scena del film Se7en (1995) il serial killer si consegna alle forze dell’ordine. La sua apparizione della scena comincia le e riesce ad ottenere la loro attenzione. I detective sulle scale si girano e la folla della stazione di polizia si dedica al soggetto dell’azione principale.

E che altro?

Rimane rilevante notare che inquadrare una scena in modo corretto è di sicuro un buon punto di partenza. Altrettanto importante è saper dare spessore a ciò che inquadriamo con le necessarie mosse per dare risalto e/o isolare il soggetto del nostro scatto.

Rispondi